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L’esame? Un ricordo lontano.

Una ricerca Cirm dimostra che più della metà degli italiani, a 10-20 anni di distanza dall’esame per la patente, ha finito per dimenticare anche le più elementari norme di sicurezza stradale.

Chi pensa che i veterani della patente siano più saggi dei ‘novellini’ sarà costretto a rivedere le proprie opinioni. Una ricerca voluta da Zuritel e Unasca (Unione Nazionale Autoscuole e Studi di consulenza automobilistica) mette infatti a nudo tutti i rischi dell’oblio delle norme studiate al momento dell’esame per la patente.
Il sondaggio realizzato da Cirm ha riguardato persone fra i 28 e i 58 anni, quindi con patente già rinnovata e memoria non più freschissima di quiz e cartelli stradali, a cui sono state proposte 13 domande riguardanti precedenze, velocità massime consentite, infrazioni che determinano o meno il ritiro della patente. Il risultato? La percentuale media di risposte sbagliate sfiora il 55%. Tutti bocciati, quindi, se ripetessero oggi l'esame teorico per la patente. I peggiori? A sorpresa, le donne: ma anche gli over 50 e gli abitanti del Lazio.
Scendendo nello specifico il 79,7% degli italiani non sa che dare la precedenza significa concederla sia a destra che a sinistra. il 93,7% degli italiani non sa inoltre che con un motociclo di 125 cc di cilindrata non si può viaggiare su una strada extraurbana principale e tanto meno lo si può fare correndo a 120 km/h (limite massimo 110km/h). Gli italiani che tengono la patente nel portafoglio da almeno dieci anni cadono poi dalle nuvole nello scoprire (78,6%) che una macchina che viaggia a 100 km/h ha bisogno di 90 metri per arrestarsi.
A inciampare clamorosamente nel sondaggio Cirm sono state, con un po' di sorpresa, più le donne (57%) che gli uomini (52%); più gli ultra 50enni (56,1%) che i 30enni (53,7%). Geograficamente la Lombardia risulta – si fa per dire – la prima della classe con appena il 49,5% di risposte esatte. Fanalino di coda il Lazio con un misero 42,1%.

 

Chi ha testa mette il casco

Secondo dati Censis dei 2 milioni di scooteristi in giro per l’Italia, un quarto ha fatto almeno un incidente negli ultimi anni. Incrociando le più recenti statistiche, l’uso del casco si dimostra l’azione di prevenzione di maggiore efficacia per ridurre il numero di vittime su due ruote. Anche se per alcuni il casco “spettina” ed è portato solo dagli “sfigati”. Voluta dall’Istituto Superiore di Sanità e finanziata dall’Ispettorato Generale Circolazione e Sicurezza Stradale del ministero dei Lavori pubblici, la ricerca ‘Casco 2000’ disegna un quadro preciso sull’efficacia di questo strumento ‘ostile’ ancora a troppi giovani. Le statistiche in Italia e in provincia di Modena, i caschi ‘testati’ e le scuse di chi non lo indossa. 500 ricoveri in meno, 21 invalidi gravi cancellati, 22 morti evitate. Sono questi i dati più significativi di Casco 2000, la ricerca condotta da 57 Asl di tutta Italia per monitorare l’efficacia di questo strumento preventivo sugli scooteristi. Tre rilevamenti a settimana di un'ora ciascuno per cinque mesi, oltre 290.000 osservazioni sul territorio traducono in cifre i primi risultati di due anni di legge sul casco, una legge ancora non rispettata in media da un italiano su quattro.

Le risposte dei giovani.

Ma perché ancora un numero così alto di indisciplinati? I motivi – evidenzia ‘Casco 2000’ - vanno ricercati da più parti: “modelli culturali che spingono verso ideali ‘vincenti’ permeati di valori sprezzanti del pericolo, mancanza di strategie nazionali nei controlli, salvaguardia di pretese estetiche, oggettivo fastidio nell’uso del casco, specie d’estate e nelle ore più calde”.
L´Osservatorio per l’educazione stradale e la sicurezza della Regione Emilia–Romagna, da sempre impegnato su questi temi, ha cercato di approfondire questi dati interrogando i giovani convenuti all’ultimo Motor Show di Bologna: solo il 71% lo indossa sempre e allacciato. 18 giovani su 100 talvolta si dimentica di indossarlo, ben il 9% “non lo usa mai o quasi”.
E l’Osservatorio ha messo alle corde i recalcitranti. Niente casco perché: “faccio percorsi brevi” (14,2%), “in estate mi fa caldo” (9,7%), “mi dà fastidio ai capelli e spettina” (9,2%), “mi sento più libero” (6,5%), “i vigili non mi fermano quasi mai” e “lo portano soprattutto gli sfigati” (2,2%). Trauma cranico, dato cronico
Da molti anni ormai le casistiche ISTAT mostrano purtroppo come l’andamento della mortalità per incidente stradale che vede coinvolti i ciclomotoristi si sia attestata attorno alle 700 unità/anno. Tenendo conto che circa il 55% di questi soggetti presenta come causa di morte il trauma cranico, si hanno perciò tra questi – dicono ancora i dati di ‘Casco 2000’ - 378 morti secondarie per trauma cranico.
Considerando mediante 2 invalidi gravi per ogni morto, abbiamo infine in relazione al trauma cranico circa 750 invalidi gravi all’anno.
Su base nazionale, ogni 800.000 persone che finiscono al Pronto Soccorso per incidente stradale, 160.800 sono riconducibili ai ciclomotoristi; di questi 5.400 ci arrivano con un trauma cranico grave.


Quale casco?

In merito alla scelta del giusto casco è difficile rispondere. Per chi decide di comprarne uno ‘con la testa’, ovvero per i severi test a cui è stato sottoposto e non in base alla fantasiosa colorazione, il sito di riferimento è sicuramente quello della Snell Memorial Foundation, un’organizzazione no profit californiana che dal 1957 raggruppa scienziati, fisici ed ingegneri che collaudano con la massima severità e in maniera del tutto indipendente tutti i nuovi modelli di caschi. La tabella aggiornata dei ‘promossi’ si trova a questo url, dove i più esperti scopriranno che non tutti gli ‘omologati’ hanno passato il difficile esame Snell.

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Ultimo aggiornamento: 09-10-04